Lechner si formò a Pest e a Berlino e passò i primi anni a progettare competenti case da reddito di gusto francese, finché decise che l'Ungheria aveva bisogno di un'architettura moderna riconoscibilmente propria. La cercò dapprima nel ricamo popolare ungherese e poi, seguendo le teorie linguistiche allora in voga a Budapest, nell'ornato indiano e persiano, in cui credeva di riconoscere un ceppo comune con il motivo magiaro. Il veicolo fu la ceramica: lavorò più volte con la manifattura Zsolnay di Pécs, il cui pirogranito resistente al gelo gli permise di portare colore saturo e rilievo su tetti e facciate che altrimenti sarebbero rimasti grigi nell'inverno danubiano. Sotto il rivestimento, i suoi edifici sono prosaiche strutture in ferro e mattoni. Morì dopo un ultimo decennio quasi privo di opere costruite.