
Il re Giovanni II del Portogallo inviò Diogo de Azambuja sulla Costa d'Oro nel dicembre 1481 con dieci caravelle e due navi da trasporto, seicento uomini, e pietra già tagliata e numerata in Portogallo per essere rimontata in loco, dai blocchi di fondazione alle tegole. Sbarcato presso il villaggio di pescatori che i portoghesi chiamarono A Mina, Azambuja trattò il sito con il sovrano locale, tradizionalmente chiamato Kwamin Ansah (reso in portoghese come «Caramansa»), e i lavori proseguirono nonostante la resistenza locale a una fortezza straniera sulla costa; il forte fu sostanzialmente completato in circa venti giorni, una rapidità insolita resa possibile interamente dalla prefabbricazione. São Jorge da Mina divenne il primo insediamento commerciale europeo permanente dell'Africa subsahariana e il perno del commercio portoghese dell'oro sulla costa. La Compagnia Olandese delle Indie Occidentali lo conquistò nel 1637 e lo mantenne fino al 1872, quando passò alla Gran Bretagna insieme al resto della Costa d'Oro olandese. Ciò che nacque come un impianto costruito espressamente per proteggere il commercio dell'oro dal trasformarsi in un avamposto schiavista non rimase tale; questa storia è esposta di seguito.
Il castello di San Giorgio fu fondato espressamente per tenere il commercio dell'oro separato dalla tratta: la politica portoghese del Quattrocento non voleva che il forte fosse coinvolto nel commercio di prigionieri, per timore di destabilizzare le rotte dell'oro che esisteva per proteggere. Quella politica non resse. Verso il Seicento, la maggior parte del commercio dell'Africa occidentale sulla costa si era spostata verso la vendita di prigionieri, e il castello divenne un deposito dove le persone schiavizzate portate dall'interno da mercanti africani ed europei venivano trattenute, in camere sotterranee costruite a tale scopo, prima dell'imbarco verso l'Atlantico. La Compagnia Olandese delle Indie Occidentali conquistò il forte con la forza nel 1637, assorbì il resto della Costa d'Oro portoghese nel 1642 e proseguì la tratta da Elmina fino all'abolizione olandese del proprio commercio di schiavi nel 1814, formalizzata lo stesso anno nel trattato anglo-olandese che la vietava. Le celle di detenzione del castello e la porta verso il mare da cui i prigionieri venivano imbarcati si conservano e sono oggi mostrate ai visitatori come parte della sua storia, non come un capitolo separato dalla sua fondazione.
Wikidata Q55264655 · Commons: File:Elmina Castle side view.jpg · Foto: Dieu-Donné Gameli · Licenza: CC BY-SA 3.0