
Stevens prese la sezione di una cattedrale europea e ci mise sotto i treni. Costruito in dieci anni, dal 1878 al 1888, il capolinea è gotico veneziano negli archi a fasce e nei rosoni, indiano in quasi tutto ciò che è scolpito: l’ornato fu eseguito da allievi e artigiani della Bombay School of Art sotto John Lockwood Kipling, e fogliami, pavoni, scimmie e medaglioni-ritratto vengono dal repertorio locale e non da un prontuario europeo. Una cupola costolonata su otto archi copre l’atrio centrale delle biglietterie, sormontata da una figura del Progresso di oltre quattro metri: il primo uso noto di una simile cupola su un edificio neogotico. Costò 260.000 sterline, la cifra più alta mai spesa allora per un edificio di Bombay. La stazione è stata ribattezzata due volte dall’indipendenza, nel 1996 e nel 2017, ed è iscritta al Patrimonio Mondiale dal 2004.
Il capolinea fu costruito come stazione passeggeri e sede della Great Indian Peninsula Railway, compagnia britannica la cui rete fu tracciata per muovere cotone e truppe non meno che viaggiatori, e prese il nome di Victoria Terminus dalla regina Vittoria: la stazione aprì il giorno del suo Giubileo d’oro, nel 1887, un anno prima che l’edificio fosse ultimato. A Frederick William Stevens furono pagate 1.614.000 rupie per il progetto. Il governo del Maharashtra la ribattezzò Chhatrapati Shivaji Terminus nel marzo 1996, dal sovrano maratha del Seicento, e Chhatrapati Shivaji Maharaj Terminus nel 2017; la sigla CST e la vecchia VT restano entrambe di uso quotidiano. L’UNESCO l’ha iscritta nel 2004 come esempio eminente di neogotico vittoriano in India fuso con temi dell’architettura tradizionale indiana.
Wikidata Q235884 · Commons: Chhatrapati Shivaji Maharaj Terminus , 2025 (front view).jpg · Foto: SURYATAPA CHATTERJEE · Licenza: CC BY-SA 4.0