
Nicholas e Victoria Barakat commissionarono nel 1924 una casa da reddito sulla strada di Damasco a Youssef Aftimus, allora l’architetto più affermato di Beirut. Fouad Kozah aggiunse due piani nel 1932 e diede all’edificio la forma attuale: due blocchi di quattro livelli in calcare ocra di Deir el Qamar — la pietra che gli valse il nome di Casa Gialla — ai lati di un atrio aperto sul cielo, con le facciate cucite da un colonnato di fusti sottili che regge logge curve sovrapposte e un passaggio che attraversa l’edificio verso un giardino sul retro. L’asse centrale resta aperto sul cielo per tutta la sua lunghezza, dalla corte anteriore fino al giardino. Cinquant’anni dopo quella stessa apertura rese la casa un’arma. Sorgeva sulla linea di demarcazione, all’incrocio di Sodeco, e i miliziani che la occuparono potevano sparare attraverso l’intero edificio restando al riparo. Ne rimase un guscio; oggi è il museo che Beirut dedica a se stessa.
Durante la guerra civile libanese il palazzo Barakat sorgeva sulla linea di demarcazione che divideva Beirut, all’incrocio di Sodeco. Miliziani cristiani lo occuparono e lo usarono come postazione di cecchini: la pianta aperta consentiva di sparare attraverso l’intera profondità dell’edificio restando al riparo. Quando i proprietari decisero di vendere, nel 1997 la casa fu condannata alla demolizione e venne salvata da una campagna pubblica guidata dall’architetta Mona Hallak, che l’aveva esaminata per la prima volta nel 1994. Nel 2003 il comune di Beirut emise un decreto di esproprio per pubblico interesse. Nel 2009 Youssef Haider ricevette l’incarico di dirigere il restauro; progetto e lavori costarono diciotto milioni di dollari e l’edificio aprì come Beit Beirut il 28 aprile 2016. Riaprì provvisoriamente nell’agosto 2017, ancora privo di personale, servizi e direzione.
Wikidata Q132174477 · Commons: Beit Beirut 2019.jpg · Foto: Onceinawhile · Licenza: CC BY-SA 4.0