
Simon van der Stel, governatore del Capo olandese, ricevette le terre nel 1685 e vi costruì egli stesso una casa; non è documentato alcun progettista per quella prima casa, di maniera vernacolare olandese del Capo: spesse murature in laterizio intonacate a calce, tetto di paglia e uno stoep rialzato. Dopo il 1779 la tenuta passò alla famiglia Cloete, che ampliò i vigneti e, verso il 1790, incaricò Louis Michel Thibault, primo architetto accademico del Capo, di ridisegnare la facciata e i frontoni; il suo ingresso neoclassico, realizzato con lo scultore Anton Anreith, data il rimaneggiamento al 1790-91 circa, la stessa campagna della nuova cantina, il cui frontone porta il rilievo di Anreith del 1791. È questo disegno di fine Settecento, non l'edificio originale di van der Stel, a essere attribuito a Thibault. La casa bruciò nel 1925, e l'architetto Franklin Kendall la ricostruì senza i disegni di Thibault, secondo quella che giudicò la migliore architettura del Capo olandese: ciò che si visita oggi è una ricostruzione degli anni Venti del suo disegno, non la sua fabbrica reale.
Groot Constantia era una tenuta schiavista. I vigneti concessi a Simon van der Stel nel 1685 e ampliati dalla famiglia Cloete dopo il 1779 furono lavorati da persone schiavizzate sotto il regime schiavista della colonia olandese del Capo; una campana degli schiavi fusa nel 1716 rimase appesa nella tenuta finché non fu rubata nel settembre 2024, e non è stata recuperata. La casa padronale è oggi un museo gestito da Iziko Museums of South Africa, e l'esposizione è incentrata in particolare sulla schiavitù rurale e sulla vita delle persone schiavizzate nei primi tempi coloniali del Capo.
Wikidata Q134395439 · Commons: File:GrootConstantiaHomestead.jpg · Foto: Martinvl · Licenza: CC BY-SA 4.0