
Un palazzo europeo posato su una collina afghana per annunciare un futuro europeo. Amanullah Khan invitò a Kabul ventidue architetti tedeschi e francesi e diede loro un’altura a sedici chilometri dalla città su cui erigere la sede di un parlamento che il paese non aveva ancora; l’ingegnere tedesco Walter Harten guidò la squadra, e la documentazione accredita anche gli architetti francesi A. e M. Godard. Ciò che ne uscì è neoclassico senza esitazioni — pianta a U di 150 stanze, tre piani, lunghe arcate a tutto sesto, un corpo centrale curvo sotto una mansarda — ed era l’edificio tecnicamente più avanzato dell’Afghanistan quando aprì nel 1927. Due anni dopo Amanullah fu deposto e con lui crollò il programma di riforme. La fotografia è del 2013 e mostra il guscio come lo lasciò la guerra; il palazzo è stato restaurato fra il 2016 e il 2020.
Il palazzo rimase inutilizzato e in parte incompiuto per anni dopo che i conservatori religiosi di Habibullah Kalakani deposero Amanullah Khan nel 1929 e ne fermarono le riforme. Ospitò poi la facoltà di medicina dell’Università di Kabul, un magazzino e vari ministeri minori. Fu devastato da un incendio il 14 dicembre 1968, restaurato per accogliere il Ministero della Difesa negli anni Settanta e Ottanta, e nuovamente incendiato durante il colpo di stato comunista del 1978. Il fuoco dei carri armati lo danneggiò gravemente durante il tentato golpe di Shahnawaz Tanai il 6 marzo 1990, e i bombardamenti delle fazioni mujaheddin in lotta per Kabul nella guerra civile degli anni Novanta lo ridussero a rudere. Servì da insediamento per profughi e campo nomadi fino ai primi anni Duemila. Il restauro iniziò nella primavera del 2016 con un costo fra sedici e venti milioni di dollari; furono rimosse circa seicento tonnellate di macerie, vi lavorarono oltre ottanta fra ingegneri e architetti, il venticinque per cento dei quali donne, e nel luglio 2019 il grosso dei lavori era concluso per il centenario dell’indipendenza afghana.
Wikidata Q902222 · Commons: Darul Aman Palace in Kabul.jpg · Foto: Ninaras · Licenza: CC BY 4.0