
Terragni si impose un vincolo geometrico e lo tenne: pianta quadrata di circa 33 metri di lato che sale esattamente a metà di quella misura, sicché l'edificio è mezzo cubo. Al suo interno una griglia in cemento armato resta leggibile su tutti e quattro i prospetti e viene trattata in modo diverso su ciascuno — campate vetrate, arretrate a loggia o semplicemente vuote — così che la stessa struttura si legge come massa su un fronte e come gabbia su un altro. Il rivestimento è marmo di Botticino, sottile e a filo, deliberatamente estraneo al bugnato che l'architettura pubblica italiana degli anni Trenta preferiva. All'interno un cortile coperto sostituisce l'atrio tradizionale, e diciotto porte vetrate furono progettate per aprirsi insieme, così che la sala d'assemblea e la piazza diventassero un unico spazio. Fu inaugurata nel 1936 come sede provinciale del Partito Nazionale Fascista. La Soprintendenza la dichiarò bene di grande interesse storico e artistico nel 1986.
L'edificio fu commissionato, pagato e usato come sede provinciale del Partito Nazionale Fascista, e sorge su quella che allora era piazza Impero, oggi piazza del Popolo; Terragni era iscritto al partito dal 1928. L'atrio vetrato e le diciotto porte apribili sulla piazza furono progettati per le adunate del partito, e l'interno recava in origine un fotomontaggio dello stesso Terragni in esaltazione del regime. Dopo la caduta del fascismo nel 1945 l'edificio passò ai partiti del Comitato di Liberazione Nazionale, e dal 1957 ospita il comando provinciale della Guardia di Finanza. La Soprintendenza lo dichiarò bene di grande interesse storico e artistico nel 1986, e viene studiato insieme come opera canonica del razionalismo italiano e come strumento costruito apposta per uno Stato a partito unico; i due fatti non sono separabili.
Wikidata Q2719120 · Commons: File:Casa del Fascio (Como) 02.jpg · Foto: Nicola Quirico · Licenza: CC BY-SA 4.0