Architetto capo di Shah Jahan e, secondo la testimonianza della sua stessa famiglia, autore del Taj Mahal. Ahmad Lahauri veniva da Lahore, portava il titolo onorifico di Nadir al-Asr — «prodigio dell'epoca» — e lavorò da matematico e ingegnere non meno che da costruttore; gli si attribuisce anche il Forte Rosso di Delhi. L'attribuzione del Taj poggia sugli scritti persiani del figlio Lutfullah Muhandis, che indica il padre come autore sia della tomba di Agra sia del palazzo-fortezza di Delhi: resta il nome più solido legato all'edificio, benché parte degli studiosi consideri la paternità moghul una pratica collettiva di bottega. Ciò che le opere mostrano è un geometra: gerarchie di proporzione, cupola a doppio guscio e una pianta risolta in simmetria bilaterale a ogni scala.