
Fu lo stesso Fidel Castro a scegliere il sito, giocando a golf nell’abbandonato Havana Country Club insieme al Che Guevara nel 1961, e affidò l’incarico di una scuola nazionale d’arte a tre architetti sui trent’anni: il cubano Ricardo Porro e gli italiani Roberto Gottardi e Vittorio Garatti. Porro si occupò delle Scuole di Arti Plastiche e di Danza Moderna, e impostò l’opera contro lo Stile Internazionale, che leggeva come architettura del capitale importato; l’embargo statunitense, che rese improvvisamente costosi l’acciaio e il cemento Portland, spinse l’intero progetto verso il mattone, la piastrella di terracotta e la volta catalana, tecnica muraria che consente di coprire cupole e volte a botte senza armatura. La Scuola di Arti Plastiche è ordinata come un villaggio africano archetipico — una fila di atelier ovali con lucernario, infilati su gallerie curve —, forma che Porro trasse dagli insediamenti yoruba e dalla propria lettura della cultura afrocubana. Il favore politico si ritirò dalle scuole in pochi anni, i lavori restarono incompiuti e Porro lasciò Cuba nel 1966. Abbandonato per decenni, il complesso fu dichiarato Monumento Nazionale nel 2010 e da allora ha conosciuto un restauro parziale e un uso rinnovato per l’insegnamento artistico.
Nessuna voce Wikidata · Commons: Loomis school plastic arts.jpg · Foto: John Loomis · Licenza: CC BY-SA 3.0